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"Dieci e mezzo: tanti i Fellini che ho conosciuto o almeno le relative impronte". Partendo da simili innesti, Ennio Cavalli ci fa rivivere, con la punta di lievito che è nel suo stile, incontri, chiacchierate, complicità e provocazioni del grande regista scomparso. Cavalli si muove come in un romanzo che ha per trama le telefonate improvvise di Fellini, le irresistibili trovate, i dettagli inediti del suo passato, l'autoironia, le amicizie, le donne, gli slanci, le insofferenze e le bugie di colui che un anonimo figurante di Cinecittà definì compiutamente "scienziato fantasista". Da Rimini a Roma, da Mosca a Hollywood, dalla poesia della memoria alla satira più stringente, sullo sfondo i film diventati mito. Questo carnet singolarmente fuori dall'habitat del luogo comune e del fellinismo approda a un finale traverso, inquieto e ilare, simbolicamente visionario, così come l'avrebbe potuto immaginare, forse, lo stesso Fellini. "Sul comodino dell'ospedale Federico aveva un libro di Jung..." |
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