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Una lunga, arguta, spiritosa lettera di Federico Fellini - scritta dal regista, a caccia di idee per girare un film sulla vita di un avvocato di provincia, nel gennaio del 1982 - offrì al suo amico di sempre lo spunto per buttar giù queste "patachédi": "cose da poco, da ridere o da piangere, ma piccole, senza pretese", come le definisce lo stesso Benzi. Pagine in cui il "Grosso", il "Patacone", il "Titta" di Amarcord racconta di sé, della sua professione, della sua casa, della sua famiglia, di un'amicizia - quella con Federico - che "patachéda" non fu e non è. Il ricavato del libro verrà devoluto a favore della Fondazione intitolata al grande regista riminese scomparso. |
Nato a Rimini nel 1920, laureatosi in Giurisprudenza nel 1942, dal '46 esercita la professione d'avvocato, vincendo o perdendo le cause a seconda dell'illuminazione delle stelle. Conosciuto in tutto il mondo come il Titta di Amarcord, è stato consigliere comunale per il PRI, presidente dell'Aeroclub e del Cinefoto di Rimini, membro del consiglio professionale degli avvocati, presidente della Società Casino Civico e del comitato Più cuore per Rimini. Il suo segreto? La sveglia puntata alle 5 del mattino. |
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