FEDERICO FELLINI La mia Rimini - Anteprima/Preview  
   
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RIMINI COME ICONA
Adriatico kitsch
di Pier Vittorio Tondelli

È dunque quella della riviera adriatica una cosmogonìa estiva e ferragostana della libido nazionalpopolare che, a dispetto dei decenni, delle mode e delle recessioni, persiste, più o meno intatta, nel costume e nelle manìe della nostra gente, per cui ancora una volta sul fianco destro delle patrie sponde si inscena la sfilata del desiderio in un missaggio di antiche forme e nuovissime attitudini, insomma ecco in breve qualche nota dalla riviera postmoderna. Innanzitutto c’è un entroterra erboso e collinoso e galeotto, fatto di itinerari del Passator Cortese, visite guidate ai ceppi di Gradara, puntate dai bookmaker nell’avveniristico ippodromo del Savio di Cesena, in cui potete fare cenettine estive ai bordi della pista, godendo lo scalpiccìo sordo dei puledri che arriva attutito fra il chiacchiericcio e lo champagne e i fruscii delle dame in fiore e il “tin tin” degli ori e lo “swishh” delle sete e dei volant e i “porcaeva” dei gigolo che non hanno azzeccato un’accoppiata, e la pollastra: “Oh, mia belva, tesoruccio, non importa… Però ora ti giochi il tuo Rolex, ah sì!”
Entroterra, dunque, godereccio e spendereccio per coppiette arrapate e assolutamente bisognose di concludere lì per lì, anche facendo i turni giù per i viottolini, con la guida poliglotta che smista il traffico al chiarore lunare; d’altra parte, non si può dar torto a tutta questa mezz’età eccitata dal cancan di valzerini libertini e mazurche sporcaccione che, appunto, lisce lisce non van giù, nemmeno nelle mastodontiche balere, uno scoscettare così kitsch da parere un Rainer Werner Fassbinder allo stato puro ...continua acquistando il PDF

 
 
     
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RIMINI COME ICONA
Le sirene di carta.
Rimini nella
grafica pubblicitaria
di Michela Cesarini
Un’elegante signora con cappello e veletta in lungo abito da viaggio, una flessuosa giovane dai capelli ramati su un delfino scarlatto, una donna dagli occhi ridenti in acqua con un grande pallone giallo, sono le protagoniste di celebri manifesti che hanno contribuito a diffondere l’immagine di Rimini nel mondo. Un filo rosso lega queste illustrazioni, ideate per reclamizzare stagioni balneari lontane decenni le une dalle altre, rispettivamente quelle del 1908, del 1922 e del 2001. Una bella donna e la salutare acqua del mare costituiscono il cardine delle immagini scelte da Borgoni, Dudovich e Gruau per attrarre l’attenzione di frettolosi passanti e indurli a trascorrere una vacanza balneare a Rimini. C’è inoltre comunanza geografica e professionale tra gli autori, nati tutti e tre sulle sponde dell’Adriatico, “romantico come un lago con tutte le dignità del mare” . Grafici famosi, che hanno abbandonato la propria città per lavorare in metropoli importanti nel campo della pubblicità. Mario Borgoni, pesarese, è l’autore dell’affiche del 1908, commissionata dalla SMARA (Società Milanese Alberghi Ristoranti e Affini) per il lancio del Grand Hotel sul mercato internazionale. Borgoni era allora il direttore artistico di uno dei più importanti stabilimenti italiani nella produzione di manifesti litografici, il Richter & C. di Napoli, per il quale ideò numerose affiches nel campo turistico ed in special modo per lussuosi alberghi, come quello riminese. Marcello Dudovich, triestino, uno dei più importanti cartellonisti italiani, è l’ideatore del manifesto per la stagione del 1922 con la celebre e moderna bagnante sul delfino. Dudovich fu attivo soprattutto a Milano, capitale dell’industria e della moda.
Marcello Dudovich, triestino, uno dei più importanti cartellonisti italiani, è l’ideatore del manifesto per la stagione del 1922 con la celebre e moderna bagnante sul delfino. Dudovich fu attivo soprattutto a Milano, capitale dell’industria e della moda. Cantore dell’universo femminile nella moda e nella pubblicità, René Gruau riconosce nei disegni di Dudovich una delle fonti di ispirazione della propria arte4. Nonostante il nome francese, Gruau è riminese ed è, dopo Federico Fellini, il suo cittadino di più illustre fama internazionale ...continua acquistando il PDF
 
     
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RIMINI COME ICONA
Onda su Onda Onda.
La colonna sonora
del sogno riminese

di Stefano Privato
“Beh, come situazione non è che sia nuovissima. Ci aveva già pensato fortunatamente meglio di me Fellini con I vitelloni… In ogni caso Rimini è rimasta eguale come era nei Vitellini di Felloni
Nei Vitellini di Felloni, sì appunto. O no?”

Con questo gioco di parole Fabrizio De André concludeva l’esecuzione di Rimini in occasione di un concerto svoltosi a Firenze il 13 gennaio 1979 assieme alla Premiata Forneria Marconi. Non si trattava di uno scherzo linguistico ma, come lo stesso cantautore avrebbe più tardi confessato, la frase “M’era uscita così proprio perché avevo sbagliato, anche perché ai concerti io sono quasi sempre ubriaco, non essendo mai riuscito a vincere definitivamente la paura di andare in pubblico, di essere criticato”.
Involontari scherzi linguistici a parte Rimini, scritta nel 1978 dal cantautore genovese assieme a Massimo Bubola, rappresenta una delle tante canzoni d’autore dedicate o pensate per Rimini. Certo, l’accostamento fra Fabrizio De André e Federico Fellini è dovuto al soggetto comune che i due autori, l’uno con la canzone l’altro con il cinema, avevano affrontato: Rimini, per l’appunto. Tuttavia è profondamente differente l’immagine che della cittadina esce da I vitelloni (e successivamente da Amarcord) da quella che De André fornisce nella sua canzone. Ironica, benevola e nostalgica è la Rimini felliniana. Luogo di dissoluzione di sentimenti e di valori è invece quella di De André. Anzi, se per Fellini (e in particolare ne I vitelloni) Rimini rappresenta il luogo d’elezione dell’amore, De André canta invece di “un amore perso a Rimini d’estate”. Ad ogni buon conto, checché ne pensasse sia pure scherzosamente De André, la Rimini di fine anni Settanta era certamente diversa da quella, anni Cinquanta, che Fellini aveva immortalato ne I vitelloni o quella, anni Trenta, che il grande regista aveva rievocato in termini nostalgici in Amarcord ...continua acquistando il PDF
 
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L’ICÔNE RIMINI
L’Icône sonore
de Rimini-Plage

Traduction de
Jean Poul Pierozzi
“... la situation n’est pas vraiment nouvelle. Fellini en a parlé bien mieux que moi dans les Vitelloni. Quoi qu’il en soit, je crois que Rimini n’a pas changé, c’est resté la ville des Vitellini di Felloni.”

C’est par ce jeu de mots que Fabrizio De André achevait la chanson qu’il a dédiée à Rimini lors de son concert à Florence, le 13 janvier 1979. Il s’agissait en fait d’un lapsus, la contrepèterie (… la ville des “petits veaux de félons” ndt) étant tout à fait involontaire: “La phrase est sortie comme ça, je ne l’ai pas fait exprès, précisera plus tard le chanteur. D’ailleurs, sur scène je suis presque toujours ivre: je ne suis pas encore parvenu à me défaire de mon trac, ni à accepter les critiques.” Ceci dit, Rimini, écrite en 1978 en collaboration avec Massimo Bubola, n’est que l’une des nombreuses chansons dédiées à la ville. Et si De André cite Fellini, c’est qu’ils ont à divers titre partagé la même source d’inspiration: l’un y a consacré deux films, l’autre le temps d’une chanson. Or la ville qui apparaît dans les Vitelloni (et, plus tard, dans Amarcord) est profondément différente de l’image qu’en donne la chanson de De André. Le Rimini de Fellini est ironique, bienveillant, nostalgique.
Celui de De André est un lieu de perdition et de dissolution du sentiment. Pire, alors que pour Fellini (surtout dans les Vitelloni), Rimini est, par définition, la ville de l’amour, De André préfère parler “d’un amour raté à Rimini”. Encore faut-il se rappeler qu’entre ces ceux façons de voir une même réalité plusieurs décennies se sont écoulées, et que Rimini à la fin des années soixante-dix est loin de ressembler au Rimini des années cinquante, décor des Vitelloni, ou de celui des années trente dans lequel évolue Amarcord ...à suivre en achetand le PDF
 
     
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RIMINI COME ICONA
Rimini di celluloide
di Gianfranco Miro Gori
Rimini incontra il cinema alla fine dell’Ottocento. Per l’esattezza nel 1897. Quando i primi ambulanti vengono a mostrare le tremolanti immagini della nuova meraviglia dello spettacolo e della scienza. D’inverno al pubblico indigeno. D’estate ai precursori del turismo balneare di massa. La città diventa pure, in breve tempo, un soggetto cinematografico. Luca Comerio, uno dei pionieri del cinema italiano, viene a girarvi, all’inizio degli anni Dieci su probabile commissione della società del Gran Hotel, un film che ne illustra le caratteristiche di “Ostenda d’Italia”. Rimini non possiede, ancora, un’immagine propria per così dire, e s’appoggia sulle rinomate località balneari del nord d’Europa. Non mancano altri film coevi. Per esempio un documentario di produzione Ambrosio. La copia esistente, che è in lingua tedesca, si concentra, oltre che sul mare, sulla città d’arte: il ponte romano, il tempio malatestiano… In questi film risulta evidente il nesso cinema-turismo.
Con il nuovo medium nel ruolo di promotore dell’industria dei bagni. Direzione di marcia verso la quale esorta “Il Popolo di Romagna” (23.3.1927), settimanale della federazione fascista provinciale, in un articolo intitolato L’industria balneare e il problema della pubblicità. In esso, con estrema lucidità, si afferma che il cinema non dovrà essere usato come veicolo pubblicitario diretto: “il pubblico dei cinematografi si indispettisce quando gli si vuole far inghiottire della réclame sullo schermo”. Ma come mezzo indiretto.
Occorrerà – argomenta l’anonimo estensore dell’articolo – “girare a Rimini, durante la stagione estiva, qualche centinaio di metri di pellicola di un vero e proprio film di cosiddetta superproduzione.
Un film, cioè, che metta in contatto i due eroi (maschio e femmina naturalmente) nell’hall del Grand Hotel, li faccia ballare al Kursaal, passeggiare per i viali dello Stabilimento, fare i bagni vicino alla Piattaforma, far l’amore dietro i nuovi capanni municipali, sposarsi a San Marino ecc. Con la enorme diffusione odierna del cinematografo non vi è forse mezzo di réclame più efficace, e oggi che il cinema italiano rinasce (abbiamo visto vari lavori del Genina realmente belli), Rimini potrebbe giovarsi di questo mezzo nuovo e originale per farsi della pubblicità”. Purtroppo gli auspici del “Popolo di Romagna” non saranno esauditi ...continua acquistando il PDF
 
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