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Donnerstag 09 September Sommer 2010


Ernesto Milano (a cura di)

Les petites prières de Renée de France / La lunga storia di un piccolo libro di preghiere

Di fronte a un dono regale come il libro delle preghierine di Renata di Francia viene naturale domandarsi quali siano state le ragioni che hanno spinto gli editori a far sì che un migliaio di amanti del libro possano gustare - quasi mezzo millennio più tardi - quello che fu unico privilegio di una giovane principessa. Forse la risposta è che gli editori abbiano semplicemente voluto metterci tra le mani un prezioso facsimile che, come le vere opere d'arte, acquista significati e valori quali l'occhio del lettore voglia o possa attribuirgli.

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Copertina

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Introduzione
(a cura degli editori)

Crediamo di dovere una risposta onesta e precisa alla legittima domanda non solo di un amico, profondo conoscitore della Scrittura, come don Lanfranco Bellavista, ma di qualsiasi lettore che si rispetti: perché questo facsimile? All'inizio di questo progetto di collana avevamo a cuore nient'altro che il desiderio di ritrovare (e riproporre provocatoriamente) un concetto per cosí dire "sacrale" di libro, esatto opposto sia della sua attuale natura di "merce" da consumare, sia del ruolo "dissacratorio" e onnipotente che gli era stato affidato nei turbolenti anni settanta. Facsimili "poveri", dunque.

Anzi: veri e propri "pre-testi" per un discorso altro. In questo senso, questo straordinario codicino che riunisce cosí inusualmente le più belle e semplici preghiere della tradizione e della fede cristiana - apparentemente "inutile" se non per la ricchezza e la folgorante bellezza delle sue miniature -, nella sua "misura" cosí squisitamente umana (quel suo stare sacralmente nel palmo della mano...) rispetto all'arrogante, pretenziosa e disumana impraticità dei libroni-statussymbol che tuttora imperversano sul mercato delle sponsorizzazioni, ci sembrava rispondere perfettamente alle esigenze del nostro "gesto" editoriale che non a caso adotta il titolo ambiguamente allusivo di "Quando un libro era un libro". Allusivo, certo, alla preziosa "unicità" fisica dei codici riproposti (improbabile "tiratura" per un editore dell'era gutenberghiana e inquietante paradosso rispetto al grande mito della cultura di massa); ma allusivo anche e soprattutto alla nostalgia di libri "veri", fondanti e formanti, di quelli che accompagnano una vita, che marcano una cultura e una fede, che trasmettono "il sapere dei padri" di generazione in generazione... Solo nell'avanzare del progetto ci è apparso chiaro come questo bisogno di ripercorrere alcuni gradini di un tragitto editoriale situato a cavallo tra due "ere" - quella 'elitaria' dei codici e quella 'di massa' dei caratteri a stampa: periodo di crisi culturale per eccellenza, dunque - si motivasse proprio in rapporto alla nuova grande crisi epocale che abbiamo la ventura di vivere alle soglie del terzo millennio: perché è certo che l'avvento delle nuove tecnologie informatiche rappresenta l'inizio della fine dell'era gutenberghiana e preannuncia una inquietante, affascinante e poderosa metamorfosi del libro in forma di disco ottico (CD-ROM, CD-I). "Quando un libro era un libro" come progetto editoriale intende dunque collocarsi su questo crinale di crisi culturale, pronto a trasformarsi in "Quando un libro sarà un libro", iridescente dischetto di pochi centimetri di diametro capace di ospitare duecentomila pagine e decine di migliaia di immagini... Ma anche allora il problema sarà quello di sempre: come farne un libro "vero", cinghia di trasmissione viva e pulsante da generazione a generazione, nella certezza (o anche solo nella speranza) di un Senso della Storia, di un Destino dell'uomo: non una merce o una cinica "banca dati". Perché dietro ogni libro "vero" c'è una "storia" cosí ricca delle contraddizioni che nascono dalla cultura del tempo, dei drammi e degli errori che fanno l'umano, da dare le vertigini: come la lunga storia magistralmente ripercorsa da Ernesto Milano sulle tracce di questo piccolo libro di preghiere (forse davvero troppo poco pregato da Renata di Francia con la semplice e pura fede dei padri...) ampiamente documenta e dimostra.



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