Ho ritrovato nei meandri del mio archivio solo un vecchio articolo dedicato a Don Giancarlo Ugolini per il 50° della sua ordinazione sacerdotale: lo riporto qui a futura memoria. Ma i ricordi, scritti nel cuore, sono molti di più, le passeggiate d'inverno sulla spiaggia con Paolo Graziosi e Franco Continolo, gli esordi del Meeting, le discussioni feroci... Tutto questo non andrà perduto.
AUGURI DON GIANCARLO
Caro don Giancarlo,
da quando ti conosco – io avevo 14 anni - non sei mai stato un gran parlatore, ma certamente sapevi ascoltare e questo per noi ragazzi era una cosa straordinaria. Senza saperlo, facevi quasi lo psicanalista. E’ una vita che ascolti i ragazzi, per questo hai tanti “figli” che ti vogliono bene e ancora oggi fanno la fila per venirti a raccontare i loro piccoli grandi drammi di sempre. Le chiacchierate con te finivano sempre con un “va bene!” convinto, di qualunque cosa si trattasse: tu infondevi fiducia, “tutto sta”, dentro il fatto cristiano.
La tua caratteristica è sempre stata l’apertura, l’innamoramento per le grandi personalità, per i grandi “progetti”, la nascosta curiosità verso tutto e tutti. Ma anche una certa “ombrosità”, come quella dei cavalli di razza. Era quasi “fisiologico”, per non dire inevitabile, che tu finissi col diventare una delle figure di riferimento di Comunione e Liberazione: e per te sono stati anni entusiasmanti, come più volte mi hai detto.
Ma anche a te la vita ha riservato prove e momenti neri. E non c’è prova che non lasci cicatrice. Lo so bene, ne sono pieno anch’io come ben sai, conquistate su altri fronti...
Ma c’è un punto, giunti alla nostra età, su cui bisogna essere impietosamente lucidi: nonostante tutti i nostri sforzi, il mondo che lasciamo in eredità ai nostri figli non è migliore o più giusto di quello che a nostra volta abbiamo ereditato. Al contrario. Lo scenario è dei più cupi. La guerra ne è solo il segno più esterno e plateale, ce lo ha spiegato bene S.Paolo: guerra e terrorismo sono dentro di noi. E ovunque guardi è disaccordo, tensione, muro contro muro, ostilità, faide. Nulla di nuovo, certo: “Ho visto nella città violenza e contese. / Giorno e notte si aggirano sulle sue mura, / all’interno iniquità, travaglio e insidie / e non cessano sopruso e inganno” (Sal 54).
Ma proprio per questo occorre “non avere timore”, non cedere alla logica della contrapposizione: bene e male, buoni e cattivi, giusto e ingiusto sono categorie manichee. La parabola del grano e della zizzania ce lo ha “insegnato” una volta per tutte. Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Le crociate sono servite più ai mercanti che ai cristiani.
Ma ora basta con i sermoni: se mi sono permesso di fartelo io, per di più dalle pagine di un giornale che tu non ami ma che ha comunque il coraggio di ospitarlo, è perché forse non ne fai abbastanza tu, in Chiesa: non ci vuol mica l’avvocato per annunziare il Vangelo! Anzi, guarda, voglio concludere con questo augurio: che tu perda il guinness della Messa più veloce del mondo, quella delle 8 ai Paolotti; per favore, il Vangelo leggilo più lentamente…
Intanto, questa sera, con tanti altri, ci sarò anch’io a ringraziare il Signore per il tuo sacerdozio; ma anche per ascoltare la tua omelia... E spero di ritrovarvi lo stesso entusiasmo, lo stesso rifiuto di ogni chiusura, la stessa positività di quando eravamo giovani. Magari, con qualche “dico” in meno…Il sessantotto è passato: staremo a vedere quali nuove interlocuzioni si inventerà il movimento studentesco del 2002!
Con affetto,
Mario Guaraldi