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Giovedì 09 Settembre Estate 2010
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Autore: Mario Guaraldi
Titolo: Maddalena, ricordi?
Sottotitolo: Lettera aperta sulla Fondazione Fellini
Testo:

Cara Maddalena,
quando questa lettera aperta sarà pubblicata, tu l'avrai già letta da almeno un paio di giorni: l'affetto che ho per te (e per tutta la tua famiglia) mi impedirebbe di dire pubblicamente il mio pensiero sulla vicenda di cui sei la reale protogonista senza averlo espresso a te in prima battuta, con la sincerità e magari con la brutalità che solo un'amicizia reale consente e autorizza. Quante volte abbiamo parlato assieme della Fondazione! Quante volte ci siamo raccontati i nostri rispettivi “magoni”, quante cose "vere" (rispetto a ciò che usciva sulla stampa), quanti commenti "a caldo", spesso feroci,  ci siamo scambiati sui personaggi, le controfigure e le fin troppe comparse di questa storia! E tuttavia, tu sai bene che mai ho "usato" pubblicamente queste confidenze, queste "indiscrezioni": al contrario, il mio personale disagio per come procedevano le cose a livello della "Fondazione" – espresso in un paio di articoli che hanno puntualmente provocato la inviperita reazione di alcuni "compari" di Angelucci – mi ha spinto persino a diradare nell’ultimo anno la nostra frequentazione. Recentemente sei stata tu a cercarmi, ma dalla mia brevissima visita ho ricavato solo la percezione fisica di un grumo di stanchezza e di sofferenza (che non era solo quello della tua malattia), che mi ha francamente turbato. Per questo ho deciso di scriverti piuttosto che venirti a trovare.
Ma questa storia ha ormai un connotato "pubblico" così degradato e degenerato che mi obbliga a dire a voce alta , non solo a te, quello che penso: ché se gli  alberi si giudicano dai frutti, quello della mai-nata-Fondazione riminese ha, fin dall'esordio, mostrato di essere velenoso.
Comincio dalla fine, e capirai perché, viste anche le mie recenti lodi pubbliche dell'Assessore Pivato.
Ritengo infatti un gran bene, Maddalena, che tu ti sia "dissociata" dalle decisioni prese dall'Assemblea dei soci dell'Associazione Fellini: la  micidiale trovata di affiancare un “direttore scientifico” (Dio ci scampi) a un "curatore della memoria" di Fellini (Dio ci scampi due volte!) sarebbe stato un vero e proprio disastro, un "inciucio" mutuato dalla peggiore politica, frutto non a caso della "mediazione" dell'ex-sindaco e tuo vice-presidente Giuseppe Chicchi.
Mediatore di che e fra chi, Maddalena?
Chicchi ha piantato quell’albero, l'Associazione Fellini così come é oggi é stata voluta da lui con le unghie e coi denti,; lui sindaco l’ha finanziata col denaro pubblico, l’ha affidata per anni alle cure gelose del suo segretario particolare nel timore che chissà chi altri potesse “metterci le mani” sopra, ne ha scelto i soci “di comodo” sulla testa dell’intera città che addirittura non ne sapeva nulla! Scelta davvero bizzara quella dei soci, ma ben indicativa dell’idea che l’ex sindaco aveva dell’Associazione come di uno strumento di “sfruttamento” intensivo e a tutto campo del nome di Fellini: sfruttamento politico, innanzi tutto (Comune e Provincia), poi turistico (con Aeradria, col  Grand Hotel di patron Facchi e persino col proprietario di Italia in Miniatura, non oso pensare a quale fine, ma non mi stupirei che venisse fuori qualche ulteriore progetto di Amarcord-tour di cartapesta o di palle di vetro con l’autocaricatura di Federico sotto la neve da mettere in vendita per Natale come degno seguito ai vini fellinani...); e finalmente l’Università di Bologna per il corso di laurea in cinema, Cinecittà (per tener buono l’unico Ente che avrebbe potuto e potrebbe rivendicare il diritto di costituire una Fondazione Fellini!) e finalmente la Carim come grande elemosiniere...
E oggi la città si ritrova lo stesso Chicchi “intelligente mediatore” incaricato di riparare i guasti da lui stesso creati per far contenta la nuova Giunta che giudica “non soddisfacente” l’operato del Direttore Angelucci ma non ha mai osato “nominare” ufficialmente e serenamente il Prof. Paolo Fabbri quale candidato gradito al “socio” Comune!
Una bella arena per gladiatori dove Fabbri e Angelucci avrebbero dovuto, elegantemente o meno elegantemente, scannarsi: ecco la brillante "soluzione" trovata dal tuo vice-presidente, in attesa di esercitare il diritto del pollice verso per il soccombente, chiunque fosse! Davvero roba da Basso Impero che tu hai fatto bene, Maddalena, a bocciare....
Ma valutata “giusta” la sentenza, attendo con ansia, come per il processo Andreotti, di leggere le motivazioni. Perché non una sola parola, fino ad oggi, è stata spesa sull’unica cosa che conta, cioé sul “merito” culturale della vicenda: su come cioé il duo Angelucci-Filippini ha gestito e condotto un’Associazione che non può in nessun modo essere trattata alla stregua di una “proprietà privata” del Direttore, di Chicchi, degli stessi “soci” e (con buona pace del leader del Polo, Gentilini) tanto meno della famiglia, neppure se avesse messo in proprio le risorse economiche per finanziare la Fondazione. E nulla é stato esplicitato sulle motivazioni che spingono l’attuale Amministrazione a giudicarla insoddisfacente e sulle ragioni che spingono verso una nuova Direzione affidata ad un semiologo di fama internazionale, e non a un cinematografaro, com’é il Prof. Fabbri, docente di Semiotica dell’Arte all’Università di Bologna e Presidente del DAMS, corso di laurea in “Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo”, da cui la sigla.
Del resto, una Assemblea di soci incapace di prendere una decisione "semplice" come quella di valutare l’operato del proprio Direttore, di confermare o mandare a casa un funzionario che non avesse dato buona prova, di vagliare le caratteristiche di nuovi eventuali candidati, senza pateracchi, senza pasticci ridicoli, denuncia una impotenza, un’ambiguità, un malessere con radici ben più profonde.
E su queste radici più profonde anche tu, Maddalena, hai le tue responsabilità.
Ritorniamo allora al principio.
Ricordo bene, Maddalena, le tue angosce, le tue perplessità, i tuoi commenti durissimi, subito dopo l’ictus di Federico: le improvvise “conversioni” felliniane di una città che fino allora lo aveva snobbato e “bidonato” (la beffa della casina sul porto promessa dal sindaco, pagata per metà da Marco Arpesella, e poi non “onorata” –  ricordiamolo, Maddalena, a chi legge – fu un bidone “municipale”, non di Arpesella, che ci é morto), le “amicizie” dell’ultima ora, le ostentate processioni al suo capezzalela, le lettere e le promesse dell’allora sindaco Chicchi. Poi, la  morte di Federico. Che fare per onorare la sua memoria? C’era l'offerta di Rutelli di fare la Fondazione a Roma, c’erano i contatti con Michel Piccoli, allora Presidente  del Centenario del Cinema, per organizzare a Parigi una grande manifestazione di lancio internazionale della Fondazione. C’erano le testimonianze di affetto e di disponibilità da tutto il mondo. Ma prevalse l’idea di privilegiare Rimini, la città dove Federico era nato e dove aveva voluto essere seppellito: io stesso – che ero stato l’artefice assieme a Maria e a Marco Arpesella del “Fellini’s day”, l’unico grande omaggio reso da Rimini a Federico, allora ben vivo e vegeto, in occasione del lancio di “E la nave va” – io che avevo fin dal 1983 “sgomitato” per creare una Fondazione e una Cineteca Fellini a Rimini, ti spingevo in questa direzione. Tu, allora, non ti fidavi di Chicchi, e lui non si fidava né di te né di me: ti spedì a casa l’On. Ennio Grassi, con i cioccolatini, per invitarti a tenermi fuori dall’Associazione nascente in cui il Comune avrebbe messo tutti i soldi che sarebbero stati necessari... Tu accettasti: il tuo contributo consisteva nel mettere a disposizione gli Oscar, la biblioteca di Federico (tutta o in parte, l’ignoro), e quel poco che si era salvato dalla cinica svendita di tutti i suoi beni da parte della famiglia Masina. Il sindaco promise il Fulgor, i soldi e l’azione politica per trasformare l’Associazione in Fondazione. Tu, intanto, fosti nominata Presidente a vita...
A Parigi, ricordi?, c’era Paolo Fabbri – allora Direttore dell’Istituto Italiano di cultura - che aveva organizzato con la direzione de La Villette la grande retrospettiva felliniana su mega-schermo all’aperto cui il Comune di Rimini era stato invitato a portare la mostra dei disegni...e le piadinaie che servivano piada e prosciutto. Tu andasti a Parigi spesata dal Comune, io a mie spese. In quella occasione Michel Piccoli, che attendeva il Sindaco per concordare una forte sinergia, non fu neppure invitato....
Poi il lungo periodo di recriminazioni: la misera aula in condominio con l’Università, l’apatia del primo Direttore, i vergognosi fallimenti dei primi Convegni, Chicchi che non rispondeva alle tue lettere, le reiterate promesse pre-elettorali del Fulgor sempre di la da venire, “certamente per il 2.000”: sarebbe bello ripubblicarle oggi...
Poi, il drammatico insorgere della tua malattia. Poi, la nomina di Angelucci: non riferirò, trattandosi di una lettera aperta, il tuo primo “commento” a questa candidatura. Io, invece,  ti dissi che mi sembrava una buona soluzione:  non avendo grandi impegni professionali nello sconquassato mondo del cinema romano, e avendo fatto l’aiuto-regista di Federico in un suo film, si sarebbe certo dato  molto da fare e di questo l’Associazione aveva bisogno. Ti dissi invece tutte le mie perplessità sull’ex-Assessore alla cultura Filippini ed ex Preside del Liceo Scientifico, giubilito politicamente a segretario dell’Associazione in mancanza di meglio: si vede che a Rimini i Presidi hanno recondite vocazioni cinematografiche e teatrali.
Angelucci avrei imparato a conoscerlo più tardi: dapprima leggendo il dattiloscritto più indecente che mi sia mai capitato di leggere, intitolato “Il fantasma di Fellini”, che Angelucci mi chiese di proporre ai miei colleghi editori più importanti (dovrebbe leggerlo chi ha osato proporlo come “curatore della memoria” di tuo fratello...); poi,  successivamente, guarda caso , in veste di vice-direttore con Paolo Fabbri in veste di Direttore del MystFest di Cattolica (toh, un festival di cinema...), in occasione di una estenuante trattativa senza sbocchi per realizzare  la mostra sugli ultimi spot di Fellini e il libro poi pubblicato dal neo-editore Pietroneno Capitani, amico di Filippini; infine “osservando” dall’esterno il “lavoro” dell’Associazione: dai vini felliniani all’amarcord tour, dalla riproposta de “La nave va” come “profezia” della guerra nei balcani (sic) al progetto giubilare del Convegno su “Fellini e la sessualità”, fino al sito Internet che ho dettagliatamente “recensito”... Quanto basta per un giudizio conseguente.
Ti era ignoto tutto questo, Maddalena? No, ti era perfettamente conosciuto, lo hai vissuto passo passo: mettere la testa sotto la sabbia non serve a ripararsi dagli avvoltoi.
Quello che é successo é il vero “inferno immaginario” di Federico: mica quello descritto nel “Viaggio di G. Mastorna”, il film maledetto mai girato.
Non mi azzarderò a tirare delle conclusioni se non quella legata questa volta non all’affetto che ti porto, ma alla pura razionalità.
Ha ragione Paolo Fabbri: é ora di fondare la Fondazione. E’ ora di distinguere i ruoli: agli amministratori di amministrare, agli uomini di cultura di dirigere il lavoro culturale, a te non di porre veti ma di vegliare affinché tutto proceda a tutela reale della memoria di Federico. E i politici a casa.

Con un forte abbraccio, tuo
Mario Guaraldi

Data: Lunedì 01 Novembre 1999
Fonte: Pubblicato su "La Voce di Rimini"
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